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RUBRICA LIBRI a cura di Stefano Carnicelli: “Il diavolo in corpo” di Raymond Radiguet

2 Ago

RUBRICA LIBRI a cura di Stefano Carnicelli: “Il diavolo in corpo” di Raymond Radiguet

E’ straordinario pensare come nel 1921, a soli 18 anni, Raymond Radiguet possa scrivere un testo come “Il diavolo in corpo”. Un genio puro e ribelle destinato sicuramente a calcare importanti palcoscenici artistici. Come tanti artisti “maledetti”, Radiguet si spegnerà a soli 20 anni, lasciando il vuoto di scrittore inespresso prematuramente rubato alla vita. Nonostante la giovane età, quella di Raymond Radiguet è una scrittura decisa ed elegante, sicuramente raffinata.

Siamo nel 1915, l’inizio della prima guerra mondiale. Il protagonista, un giovane ragazzo di appena 12 anni, tra i banchi di scuola, inizia a recapitare le prime lettere d’amore al punto da guadagnarsi il nome di “Don Giovanni” (il Preside lo chiamava in questo modo). Il ragazzo ne andava fiero, era orgoglioso. In estate, trascorreva il tempo migliore sulle sponde della Marna, sdraiato sul fondo della barca “proibita” del padre, immerso tra le sue infinite letture. Con l’amico Renè, vivrà l’esperienza dell’ingresso al liceo.

A soli 14 anni, incontra Marthe. Lei ha 18 anni, dipinge quadri ed è la figlia di persone che suo padre conosceva. Marthe stava già organizzando il suo matrimonio. La descrizione del rapporto che si avvia tra il protagonista e la ragazza è di straordinaria bellezza. Si frequentano come amici, si conoscono. L’io narrante, addirittura, aiuterà Marthe nella scelta dei mobili di casa, in ciò delegata dall’assente fidanzato. I due ragazzi si avvicinano. Spesso, nello stare immobili, ricercavano l’esistenza della felicità.

Non c’è malizia nel nuovo rapporto; all’apparente rozzezza dei primi desideri, subentrava la dolcezza di un profondo affetto. Nella certezza di non amarla il ragazzo iniziò ad amarla. Nei loro incontri, affondavano spesso in un mutismo beato; il silenzio era per lui il segno della felicità. Le stesse carezze, scambiate con innocenza, non erano certo gli spiccioli dell’amore bensì la moneta più rara di cui la passione potesse servirsi. Inevitabilmente, ci fu il primo bacio. Il ragazzo si accusò di aver rotto l’incantesimo. Ubriaco di passione, visse il gusto del sapore delle labbra di lei senza mirare ad altre delizie.

“Chi ama irrita sempre chi non ama”; Marthe non amava suo marito mentre Jacques l’amava sempre di più. Il loro era un matrimonio retto solo da un lungo fidanzamento privo di idonei presupposti e reso labile dalla guerra. Certamente se si fosse dichiarato per tempo, la ragazza non avrebbe sposato suo marito. All’inizio il rapporto tra il protagonista e Marthe fu vissuto come amore di anime, senza avere nulla di carnale; le dolci follie delle loro anime, affaticavano molto di più di eventuali follie della carne. Con il tempo capì che sarebbe morto, per amore, insieme a Marthe, per mano di Jacques. Quando un amore è tutta la vita, che differenza ci sarebbe tra il vivere e il morire insieme? L’amore, in coppia, diventava egoismo, sacrificando tutto a se stesso, vivendo, nel caso, anche di menzogne. E’ ciò che facevano i due giovani per tutelare, dai pericoli esterni, il loro rapporto.

“Non vi è nulla di più assorbente”, scrive l’autore, a riprova della totalità emotiva che aveva invaso i due ragazzi. Ciò che colpisce, nel romanzo, considerata la giovane età dell’autore (18 anni), è la capacità di Radiguet di descrivere garbatamente la passione di un amore acerbo ma certamente coinvolgente. Si deve riconoscere allo scrittore una grande bravura nella descrizione dei risvolti emotivi dei due protagonisti.

Jacques era stato ferito in guerra, Fu trasferito in ospedale e voleva che Marthe lo raggiungesse. La ragazza si rifiutò, o almeno voleva andare a Bourges solo in compagnia del suo giovane (ormai) amante. Da qui il rifiuto del ragazzo che tira in ballo, inaspettatamente, per la prima volta, il concetto di “morale”. L’inaspettata gravidanza di Marthe genera ombre sul rapporto. Subentrano sentimenti contrastanti. Marthe non è più la sua amante; ora era una “madre” e baciare il suo ventre, era come baciare il bambino.

Nell’assenza di Marthe, il giovane amante avrà un approccio, deprecabile e moralmente scorretto, con un’amica svedese della stessa Marthe. L’amore viene ormai vissuto come una lotta di resistenza dei nervi: da una parte un’audacia sfrontata, dall’altra una silente vigliaccheria; inevitabile la separazione degli amanti. Seguirono l’armistizio, la fine della guerra… i dubbi su chi fosse il padre del bambino. Poteva essere il frutto di una licenza di Jacques? Il ragazzo si scoprì possessore di un cuore paterno nell’incertezza di un neonato che portava, comunque, il suo nome.

Radiguet, infine, ci regala un epilogo misto di dolore e sentimento. Il triste destino di Marthe renderà ancora più intricati i rapporti favorendo lo smarrimento emotivo del suo giovane amante. Quest’ultimo avrà l’occasione di incontrare una sola volta Jacques percependo la certezza che Marthe, anche nel momento fatale, invocando il nome del bambino, lo aveva agognato. Un romanzo dalla trama semplice ma ricco di spunti emotivi in cui emergono ruoli decisivi, figure eroiche, triangoli amorosi. Nella relazione adulterina, partendo da un protagonista anonimo (e tale resterà fino alla fine del romanzo), si atterra sulla figura “eroica” di Jacques Lacombe; padre ormai solitario ma possessore di una grande dignità umana. Su tutto, scende la forte personalità di Marthe; una ragazza-donna, madre-amante-moglie, in grado di tenere insieme tutti gli intrecci magistralmente narrati dal diciottenne Raymond Radiguet.

                                                                                                        Stefano Carnicelli

Raymond Radiguet nacque nel 1903 a Saint-Maur sulle rive della Marna, presso Parigi. Grazie alla sua precoce cultura, fu introdotto subito nell’ambiente artistico parigino grazie, anche, all’appoggio di Jean Cocteau (con cui avrà una relazione). Nella capitale francese si occupa di giornalismo incontrando molti artisti d’avanguardia. Pubblica nel 1920 una raccolta di poesia (l’unica). Nel 1921 completa “Il diavolo in corpo”; aveva appena diciotto anni. Nel 1923 termina il secondo romanzo “Il ballo del conte d’Orgel”. Non appena terminata la correzione delle bozza, viene colto da un attacco di febbre tifoidea. Il 12 dicembre 1923, a soli venti anni, morirà in clinica a Parigi. Il secondo romanzo sarà pubblicato postumo nel 1924. Diavolo in corpo è anche un film di Marco Bellocchio (1986), “molto liberamente” ispirato al romanzo. 

Titolo: Il diavolo in corpo

Autore: Raymond Radiguet

Editore: Feltrinelli

Pubblicazione: 2010

Pag.: 160

Costo: euro 7,50        

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