338.4232122

Chiama

Via Galileo Galilei

67039 Sulmona, AQ

8:30 AM - 20:30 PM

Dal Lunedì al Sabato

RUBRICA LIBRI a cura di Stefano Carnicelli: “Tre piani” di Eshkol Nevo

5 Mar

RUBRICA LIBRI a cura di Stefano Carnicelli: “Tre piani” di Eshkol Nevo

Un caro amico mi ha fatto dono di questo romanzo (Tre piani) di Eshkol Nevo e mi sono imbattuto in una narrazione davvero bella e coinvolgente. L’autore è una voce importante della letteratura israeliana contemporanea. Nel testo si percepisce la costante urgenza del racconto da parte dei protagonisti. Si racconta per raccontarsi dentro, per liberarsi delle sofferenze dell’anima, dei fallimenti vissuti nel vivere, delle paure e delle angosce che, inevitabilmente, attanagliano le varie esistenze.

La bella idea narrativa colloca i personaggi in tre piani diversi. Sono i tre piani di una tranquilla palazzina borghese che si trova nei pressi di Tel Aviv, in Israele. I piani del palazzo richiamano le tre istanze freudiane. Abbiamo ES, il primo piano, corrispondente all’istanza pulsionale che segue gli istinti, la reazione immediata. Poi abbiamo l’IO, il secondo piano, caratterizzato da razionalità e spirito di conciliazione. All’ultimo piano, invece, troviamo il SUPER-IO, dove s’incarna la legge e si sviluppa, in qualche modo, la coscienza morale.

Nel romanzo, il primo piano è abitato da una coppia di giovani genitori, Arnon e Ayelet. La loro prima figlia si chiama Ofri e spesso viene affidata alle cure di Ruth e Hermann, due anziani vicini in pensione provenienti dalla Germania. Con il tempo Hermann mostra i primi segni dell’Alzheimer. Come dice la piccola Ofri “Si è guastato”, vivendo un’esperienza non felice, di dimenticanza e smarrimento, proprio con la bambina. È in questa occasione che emergono i caratteri diversi e contrapposti di Arnon e Ayelet. Mentre Ayelet, più stabile, è propensa ad andare oltre, a dimenticare il triste episodio ritenendolo non influente ai fini della crescita di Ofri; Arnon, più sanguigno e umorale, crede che qualcosa sia successo. Vede, nello sguardo di Ofri, l’assenza di luce, la perdita dell’innocenza. Vive di agitazione e di reazioni anche violente nel disperato tentativo di scoprire una verità apparentemente non dichiarata.

Quella di Eshkol Nevo è una scrittura “fiume” che travolge e trascina. È una narrazione fluida e ben movimentata dove non esistono cali d’intensità. La sua prosa è regolare, lineare, con costanti rimandi agli aspetti viscerali dei protagonisti. L’autore entra nell’animo dei personaggi, scava nelle rispettive storie ed esperienze per estrarne i complessi carichi emotivi, sempre ben descritti nello scorrere del romanzo.

Hani vive al secondo piano. Ha due bambini da seguire e un marito, Assaf, costantemente fuori casa per motivi di lavoro. Hani vive una storia di grande solitudine. Qualcuno nel palazzo la chiama addirittura “La vedova”. È una brava grafica ma non ha mai avuto il coraggio di aprire un’agenzia tutta sua. Forse tornerà a lavorare nel vecchio studio. I figli ora vanno a scuola e tempo ne avrà per lavorare, per tornare ad essere creativa. È qui che l’autore affronta un viaggio intimistico e psicologico nell’IO più interiore e profondo di Hani. È un viaggio al tempo stesso audace e delicato. Sfiora le paure di Hani, reduce di un passato che aveva visto la madre vittima della follia. Hani vive combattendo proprio lo spettro della pazzia; per sua madre si erano le porte di un ospedale psichiatrico. Si lascia andare ad una lunga e intensa lettera ricca di sentimenti e ricordi. Scrive a Neta, la sua vecchia amica che non vive più, da anni, in Israele. È una lettera pura, senza veli, a tratti confusionaria ma decisamente intensa e autentica. Hani è finalmente sé stessa. Racconterà di Eviatar, il fratello di suo marito, ospitato di nascosto in una delle sue ricorrenti assenze. Sembra oscillare tra verità e fantasia, tra lucidità e follia. È quasi terrorizzata ma scrive, parla, inevitabilmente si racconta dal di-dentro. Finalmente si libera; si scrolla di dosso pesi, rimpianti, zavorre. Si sente viva e leggera… forse è nuovamente pronta ad affrontare la vita.

Dvora è un giudice in pensione e vive al terzo piano. È vedova; ha perso da poco Michael, anche lui giudice. In un cassetto di casa trova una vecchia segreteria telefonica nella quale è registrata la voce del marito defunto. Lo considera un segnale, un messaggio misterioso del destino. È così che percepisce l’impellente e disperato bisogno di dialogare con Michael. Lo farà lasciando messaggi sulla segreteria. Racconterà la loro vita, i lati oscuri, le gioie e i dolori. Soprattutto riferirà del nuovo e inaspettato tempo che sta vivendo. Parlerà di Arad, il loro unico figlio con il quale ogni rapporto si era bruscamente interrotto. Dvora è consapevole di aver vissuto un grande amore con Michael. La sua condizione di solitudine fa emergere ora la sua coscienza morale forse troppo a lungo ignorata. “O me o lui”, le aveva imposto il marito e lei aveva voltato le spalle ad Arad. Un gesto di debolezza dettato anche da superficialità? Tutta la sua vita era stata in qualche modo ovattata e protetta; i rumori del mondo non erano arrivati. Si guarda intorno con occhi nuovi. Osserva le proteste dei giovani che reclamano case in cui poter vivere. Assiste le persone che hanno bisogno di consigli legali. Conoscerà Avner Ashdot, uomo apparentemente misterioso ma capace di risvegliare, in Dvora, aspetti emotivi quasi dimenticati. La “nuova” Dvora sarà un prodotto della sua storia passata, rivisitata con gli occhi di una nuova coscienza. Il suo carattere remissivo aveva generato uno stato di infelicità. È proprio l’assenza di Michael a far emergere tutti gli errori commessi. Le persone sensate non esistono e non ci sono nemmeno azioni sensate. Finalmente capisce che esistono solo le azioni che una persona, in uno specifico momento, deve necessariamente compiere. La sua nuova e personalissima strada, ora, è ben definita per accogliere i giusti passi da compiere.

In questo grande romanzo Eshkol Nevo ha avuto la forza di donare al lettore dei personaggi diversi ma di grande spessore umano. Ognuno, nella sua profonda emotività, è pronto a rivedere le esperienze vissute; anche quelle più buie e dolorose. Ed è proprio nella sofferenza che ognuno ritrova la forza per rialzarsi e per tornare a vivere con rinnovato vigore. Quello di Nevo è un libro che contiene un messaggio universale: “Tutti nella vita commettono errori”; l’importante è capirlo e porci rimedio… c’è sempre tempo finché c’è vita.

                                                                                                          Stefano Carnicelli

                                                                                                     www.stefanocarnicelli.it

Eshkol Nevo è nato a Gerusalemme nel 1971. Ha trascorso l’infanzia tra Israele e gli Stati Uniti per poi completare il suo percorso di studi a Tel Aviv. Inizialmente ha intrapreso la carriera di pubblicitario, poi abbandonata per dedicarsi alla letteratura. Inizia a pubblicare nel 2001 ma la notorietà arriva nel 2004 con il romanzo a più voci “Nostalgia”. Altri suoi romanzi sono “La simmetria dei desideri”, “Neuland”, “Soli perduti” e altri. Oggi insegna scrittura creativa in diverse istituzioni.  È risultato vincitore di diversi premi letterari in svariati luoghi del mondo. Il romanzo “Tre piani” ha ispirato Nanni Moretti nell’omonimo film, presentato a Cannes nel 2021.

Titolo: Tre piani

Autore: Eshkol Nevo

Editore: Neri Pozza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *