RUBRICA LIBRI a cura di Stefano Carnicelli: “Mastica e sputa” di Pino Roveredo

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“A tutti gli ultimi e penultimi in classifica …”, è la dedica che apre le nuove pagine di Pino Roveredo. Sono racconti in cui le storie si snodano lungo l’elegante scrittura dell’autore; sempre profonda, toccante, certamente non comune. “Mastica e sputa” è l’azione tipica dei contadini con la quale separano il miele dalla cera. E’ un po’ la metafora del viaggio della vita, il continuo quotidiano processo sospeso tra il dolore e la gioia, il pianto e il sorriso, l’amarezza e la dolcezza. “Mastica e sputa” è anche il motto ricorrente di una bella canzone di Fabrizio De Andrè. E’ da qui che inizia il nuovo viaggio di Pino Roveredo; un percorso che tocca tempi e luoghi diversi per narrare e raccontare belle e incredibili diversità. Ho conosciuto il destino di Angela, ricordato da una polvere troppo pesante per non urlare la rabbia di una morte ingiusta tra le pareti dell’ex manicomio. Giro le delicate pagine ed ecco che spunta la storia di Nina e di un amore senza tempo che vive oltre la morte; Riccardo non poteva dimenticarla. Sono alla favola. Pino, con il garbo della sua penna, in segno di grande rispetto per l’uomo, ci ricorda la vicenda di Enzo Tortora. E’ una favola amara per “l’uomo delle domande” cui pensarono bene di ritirare la vita per avere, in cambio, un orologio senza ore. Ci sono i “Faggioli”, nel ricordo di un’infanzia povera. Con due “g” suona meglio, vissuti come una rivalsa, un sogno di una sana indigestione ricca anche di “Faggioli”. Insomma, Pino Roveredo incanta con una scrittura ricca di grazia e stupore. Nello scorrere del libro la delicatezza è sempre presente; è con essa che l’autore entra nelle vite dei protagonisti. I temi sono anche duri, spesso audaci ma sempre descritti con grande amore. Il lettore non può non essere indotto al sorriso. Viene catturato negli spazi delle parole e, attento al suono delle stesse, s’incammina tra le corse e le trame delle storie. E sono rimbalzi, rincorse, pause, ripartenze … senza l’inganno della noia, con la certezza di essere ben guidati dalla ricorrente bravura dello scrittore. Sono vicende di vita magicamente descritte … ognuna, nel suo spazio temporale, si snoda con il passo della dignità. Pino restituisce il sogno, il rispetto calpestato dalle offese gratuite e dai gesti irrazionali. E’ la volta della signora Mafalda, nel ricordo di un’antica bellezza trasformatasi in un’assordante solitudine. Mafalda riempiva i suoi vuoti all’osteria, parlando e sparlando di un tempo lontano … fino a quando non era stata licenziata dalle fatiche della vita. Non poteva non esserci il personale ricordo della casa dei pazzi, dove Pino ha imparato la gioia dell’abbraccio e le voci irregolari del cuore. Ne era uscito per tornare all’inganno della vita che presentava, senza vergogna, la sua perfetta imperfezione. Tra le storie, ecco che fa capolino il padre dell’autore e, “all’improvviso”, la personale gioia di una vita ritrovata e strappata tra le fauci della morte. Commoventi le pagine dedicate all’amata Trieste. E’ una dichiarazione d’amore, un inno alla bellezza, con un pensiero rivolto alla grande figura di Franco Basaglia … un uomo che ha avuto la colpa di nascere troppo tardi e di morire troppo presto. Tra le pagine, appare la forza del medico del Sert; nei luoghi dove si continua a raccogliere soldati troppo deboli per lottare contro le droghe. Sono storie disperate che crollano sotto il peso delle umane miserie. Sono persone strappate alla tragedia, alle quali si cerca di ridare la dignità di essere uomini (e Pino Roveredo, in qualità di “operatore di strada”, come ama definirsi, ben conosce la realtà di queste storie). Pagina dopo pagina, ci spostiamo, in volo, tra i cieli parigini. Scopriamo, poi, i sussulti del cuore è la libertà del sogno rivolto alla bellezza di un amore; un amore da non confondere nell’eventualità di un’esistenza normale che avrebbe solo il sapore dell’ovvio, della stanchezza e della rassegnazione. Pino Roveredo chiude i suoi coinvolgenti racconti con brani di rara bellezza. In “Ci sei”, c’è tutta la perenne presenza di un amore che non conosce gli ostacoli del tempo … il “sempre”. Infine, l’ultimo grido per testimoniare quante cose l’uomo può, ignorandole, non sapere. Un non vedere che altro non è se non il risultato di un’ingiusta emarginazione sociale dal sapore dell’abbandono e della solitudine. Ancora una volta Pino convince con storie che arrivano al cuore perché raccontate proprio alla sua “unica” maniera. C’è da riempirsi l’anima attraverso un pieno di emozioni. Un testo che contiene spunti per grandi riflessioni dove le storie degli ultimi vengono colorate con le tinte di una ritrovata dignità. Una lettura da assorbire con lo spirito di chi sa avvicinarsi per leggere solo attraverso il cuore.
Stefano Carnicelli
http://www.stefanocarnicelli.it/

Pino Roveredo è nato a Trieste nel 1954 da una famiglia di artigiani: il padre era calzolaio. Dopo alcuni periodi difficili, approda definitivamente alla scrittura. Operatore di strada, scrittore e giornalista, collaboratore del “Piccolo” di Trieste, fa parte di alcune organizzazioni umanitarie che operano a favore delle categorie disagiate. Diverse le sue opere: nel 1996 pubblica il suo testo autobiografico “Capriole in salita”. Nel 2005, vince il Premio Campiello con la raccolta di racconti “Mandami a dire” (Bompiani). Seguiranno “Caracreatura” (2007), “Attenti alle rose” (2009), La melodia del corvo” (2010) e “Mio padre votava Berlinguer” (2012). “Ballando con Cecilia”, uscito nel 2000, viene pubblicato con Bompiani (2014).

Pino Roveredo: “Mastica e sputa” (Bompiani), 2016, pag. 185, euro 15,00.

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