Rubrica “Lo sapevi che…”: in caso di assenza ingiustificata il dipendente può legittimamente essere licenziato per giusta causa

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L’assenza ingiustificata del lavoratore dipendente, si sa, rientra tra le possibili cause di licenziamento. Ma vediamo meglio come può incidere sulla prosecuzione o meno del rapporto di lavoro.
Innanzitutto, si ha assenza ingiustificata quanto il lavoratore non si presenti a lavoro ed al contempo non adduca alcuna motivazione a giustificazione della propria assenza.
Sono dunque necessari due elementi affinché ricorra la fattispecie: non basta infatti che il lavoratore manchi di recarsi sul posto di lavoro, ma occorre altresì che, nel fare ciò, non giustifichi il proprio comportamento. Non ricorre pertanto l’ipotesi dell’assenza ingiustificata, nel caso, ad esempio, in cui il lavoratore effettivamente comunichi di non potersi recare a lavoro perché intento ad occuparsi del genitore malato, e ciò anche se il datore di lavoro non dovesse accordare il permesso richiesto.
Ciò detto, l’assenza ingiustificata può causare il licenziamento del dipendente.
Generalmente sono i contratti collettivi a prevedere che dopo un certo numero di giorni in cui il dipendente non si sia presentato a lavoro, l’azienda possa procedere al licenziamento.
La Corte di Cassazione ha, in alcune occasioni, sostenuto che il verificarsi di uno di quei comportamenti indicati dalla contrattazione collettiva come sufficienti a giustificare il licenziamento (come appunto è la prolungata assenza ingiustificata) deve essere valutato dal Giudice con particolare riguardo al criterio della proporzione tra condotta (l’assenza) e sanzione (il licenziamento) (Cass. sent. n. 690 del 2.02.1990).
E così, potrebbe darsi che l’assenza ingiustificata, benché prolungata, per le condizioni nella quale abbia avuto luogo, non sia così tanto grave da giustificare il licenziamento del dipendente.
La Corte d’Appello di Potenza (C. App. Potenza, sent. n. 508 dell’11.08.2014), in applicazione del citato orientamento giurisprudenziale, ha, ad esempio, disposto la reintegrazione del lavoratore che non si era recato a lavoro per 15 giorni, giudicando meno severamente, rispetto al contratto collettivo, l’assenza alla luce del difficile rapporto tra dipendente e azienda.
Ma attenzione: la Corte di Cassazione (Cass. sent. n. 17987 del 10.06.2015), in una recente pronuncia, ha ribaltato il verdetto, ritenendo che sia sufficiente il verificarsi dell’ipotesi prevista dal contratto collettivo nazionale affinché il licenziamento possa dirsi legittimo.
Pertanto è opportuno informarsi innanzitutto in merito a quanto prevede in tema il CCNL applicato al rapporto di lavoro e fare attenzione al numero di giorni oltre al quale l’assenza ingiustificata è sanzionata con il licenziamento. In secondo luogo, è sempre bene comunicare al datore di lavoro che si mancherà dal posto di lavoro e quale sia il motivo dell’assenza.

(Red)

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